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Il Quadrato Compagna

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Commercio e identità calabrese

9 minuti

All’ingresso di Schiavonea, la vivace frazione marina di Corigliano-Rossano, sorge uno di quei monumenti capaci di restare impressi nella memoria anche a distanza di anni. Non si tratta di una cattedrale né di un castello, eppure la sua presenza incute rispetto e risveglia qualcosa di profondo in chiunque lo osservi per la prima volta. È il Palazzo delle Fiere, detto anche Quadrato Compagna, un’opera neoclassica di straordinaria dignità architettonica che per oltre centosettanta anni ha custodito storie di mercanti, baroni, osti coraggiosi e comunità radicate nel cuore della Calabria jonica.

Una posizione che dice tutto

Schiavonea si affaccia sul mar Ionio, lungo la costa degli Achei, a pochi chilometri dall’antica Sybaris. Qui, proprio al margine dell’abitato, quasi a segnare il confine tra il mondo del mare e quello dell’entroterra calabrese, il Quadrato Compagna occupa una posizione geografica di grande significato simbolico e pratico. Di fronte all’edificio si apre il Santuario di Maria ad Nives, creando un dialogo silenzioso tra sacro e profano, tra la devozione popolare e il commercio vivace che animava questi luoghi. In questa polarità si riassume l’anima di Schiavonea: un borgo dove il mare e la terra, la fede e il lavoro, si sono sempre intrecciati in modo inscindibile.

Le radici storiche: la fiera di maggio e quella dei morti

Per comprendere il Quadrato Compagna occorre risalire ben più indietro del 1850. Le fiere di Schiavonea hanno origini antichissime, radicate in tradizioni che risalgono a più di tre secoli e mezzo fa. La Fiera di Maggio, detta dell’Ascensione, e la Fiera di Novembre, nota come Fiera dei Morti, erano appuntamenti fissi nel calendario commerciale del Mezzogiorno. Per otto giorni consecutivi, commercianti e allevatori provenienti da tutta la Calabria e da regioni più lontane confluivano a Schiavonea per scambiare merci, trattare bestiame, stringere accordi. La Fiera dei Morti, in particolare, era una delle più importanti fiere di commercializzazione del bestiame dell’intero Sud Italia, con acquirenti e venditori che arrivavano da ogni angolo della penisola.

Era inevitabile che un simile fermento richiedesse una struttura degna di ospitarlo. I venditori e i loro animali non potevano restare alle intemperie, le mercanzie non potevano essere lasciate senza riparo o custodia. Così, nel pieno Ottocento, i baroni Compagna decisero di rispondere a questa necessità con un’opera di assoluta grandiosità.

1850: nasce il Palazzo delle Fiere

Fu il barone Luigi Compagna, dominus incontrastato del feudo di Corigliano, a commissionare la realizzazione del Palazzo delle Fiere. L’incarico di progettarlo venne affidato all’ingegnere Francesco Bartolini di Cosenza, che concepì un edificio di pianta rettangolare in stile neoclassico, imponente nelle proporzioni e rigoroso nelle forme, capace di dominare il paesaggio circostante con la sua mole silenziosa.

L’opera nacque con uno scopo preciso: offrire ai commercianti che giungevano per le grandi fiere annuali un riparo sicuro per se stessi e per le loro mercanzie. Le quattro porte monumentali, orientate secondo i punti cardinali e i centri abitati vicini, ne facevano un crocevia quasi cosmico nel microcosmo della Calabria jonica. La porta principale, rivolta verso Corigliano, era affiancata da otto imponenti colonne di ordine dorico sovrastate da una trabeazione ornata di simboli legati alle attività dell’uomo: il lavoro, il commercio, la fertilità. Le altre tre entrate, denominate Porta a Mare, Porta Rossano e Porta Cassano, erano invece adornate da quattro colonne di ordine toscano per ciascun lato. I cancelli in ferro recavano lo stemma della famiglia Compagna, a suggellare con l’araldica il potere e il mecenatismo di chi aveva voluto quella costruzione.

L’edificio fu concepito con ampi locali interni e spazi aperti al centro, funzionali all’accoglienza di uomini e animali durante i giorni di fiera. Fin dall’inizio fu chiaro che il Quadrato Compagna non era solo un magazzino o un recinto: era un polo commerciale, un luogo di incontro, quasi una piccola città nella città.

1880: i primi passi del turismo e della ristorazione

Col passare dei decenni, il Palazzo delle Fiere cominciò ad assumere una funzione che andava ben oltre quella fieristica. Nel 1880 aprì i battenti, in uno dei pianterreni del Quadrato lato Porta Rossano, l’Osteria di Donna Maria. Si trattava di un’iniziativa coraggiosa, nata in un contesto non facile: la peronospora aveva distrutto anni prima i vigneti coriglianesi, e l’unica cantina presente a Schiavonea vendeva al dettaglio vino di produzione cassanese. L’Osteria di Donna Maria fu quindi un segnale di rinascita, un piccolo ma significativo atto di intraprendenza in una terra che non si arrendeva.

Quello stesso luogo può essere considerato a buon diritto la culla del turismo a Corigliano. Nella struttura del Quadrato si mossero i primissimi passi di un’industria dell’accoglienza che avrebbe poi conosciuto uno sviluppo straordinario lungo la costa jonica.

1906: il Caffè della Marina e la dolce vita di Schiavonea

Agli inizi del Novecento, l’attività ristorativa all’interno del Quadrato si arricchì ulteriormente. Nel 1906 l’osteria si trasformò nel Caffe della Marina, gestito dalla vivace Donna Lisetta, che presto divenne famosa per le sue tisane di erbe per la digestione e contro l’insonnia, preparate con sapienza antica. Don Turi, suo marito, si occupava della pizzeria e introdusse quell’anno la produzione di pagnottelle farcite con salumi e latticini locali, che riscossero un successo immediato tra i frequentatori del luogo.

Non mancavano le curiosità tipiche di un’epoca di transizione e fermento. Nello spazio prospiciente al Caffè, in quello stesso 1906, si esibì a cavallo di un grande triciclo di ferro il giovane Alfonso Cimino, che era anche proprietario della prima barca a vela da diporto comparsa sul mare locale. Il vino moscato in botti di rovere, arrivato da Milazzo, completava un’atmosfera che aveva già i tratti di una piccola stazione balneare ante litteram.

Dalla fine dell’Ottocento agli anni Novanta: l’età d’oro delle fiere

Per tutto il corso del Novecento, la Fiera dei Morti e la Fiera di Maggio continuarono a essere i due pilastri dell’anno fieristico di Schiavonea. La prima, in particolare, aveva assunto dimensioni ragguardevoli: allevatori e commercianti giungevano da ogni parte d’Italia per acquistare o vendere capi di bestiame, e il Quadrato Compagna, con i suoi ampi spazi interni, restava il cuore pulsante di questi raduni. L’edificio visse così decenni di intensa frequentazione, animato dal rumore degli animali, dalle voci dei mercanti, dal profumo di pane fresco e dei prodotti locali.

Questo ciclo si interruppe agli inizi degli anni Novanta, quando la diffusione del virus dell’afta epizootica, malattia infettiva altamente contagiosa dei ruminanti e dei suini, indusse le autorità sanitarie a vietare le fiere di bestiame. Fu la fine di un’epoca. La Fiera dei Morti sopravvisse, trasformandosi gradualmente in un grande mercato all’aperto che si tiene ancora oggi ogni anno il primo e il due novembre, ma perse per sempre la sua anima originaria di fiera zootecnica.

La struttura: un neoclassico sobrio e maestoso

Il Quadrato Compagna è un edificio di pianta rettangolare, progettato secondo i canoni del neoclassicismo ottocentesco. La sua cifra stilistica e la sobrietà: nessun ornamento superfluo, nessuna decorazione ridondante, ma una solidità di forme che comunica autorevolezza e durata. Le quattro facciate si aprono su altrettante strade con porte monumentali, identificate dai nomi dei centri verso cui si rivolgono: Corigliano, a Mare, Rossano, Cassano. Ogni facciata è un piccolo manifesto architettonico.

Il prospetto principale, quello della Porta Corigliano, è fiancheggiato da otto colonne doriche che reggono una trabeazione scolpita con motivi legati alle attività umane. Le altre tre porte presentano quattro colonne toscane per lato, in un ordine più essenziale ma non meno dignitoso. I cancelli in ferro battuto con lo stemma della famiglia Compagna aggiungono all’insieme un tocco di araldica che richiama il potere nobiliare che volle e finanziò l’opera.

All’interno, il complesso offre ampi spazi aperti, muretti funzionali e locali che nel tempo sono stati adibiti a usi diversi. La presenza di verde interno e di aree comuni rende il Quadrato un vero e proprio spazio civico, vocato alla vita collettiva quanto alla custodia della memoria.

Dal declino al recupero: la situazione oggi

Il Quadrato Compagna ha attraversato decenni di abbandono parziale e di utilizzo frammentato, tipico destino dei grandi contenitori storici nel Mezzogiorno d’Italia. Nel 2015, con la presentazione di un progetto finanziato dalla Giunta Regionale della Calabria, si riaprì una prospettiva concreta di recupero. All’epoca l’assessore regionale alla cultura Mario Caligiuri definì il Palazzo delle Fiere uno dei poli commerciali più significativi del Mezzogiorno prima dell’Unità d’Italia, paragonandolo alle ferriere di Mongiana come esempio di ciò che il Sud avrebbe potuto essere. Il progetto puntava a trasformarlo in un polo civico e di promozione culturale, restituendogli una funzione pubblica e vitale.

I lavori di riqualificazione, avviati nel corso degli anni successivi, hanno proceduto a singhiozzo. Nel maggio 2023 il cantiere fu temporaneamente sospeso a causa della necessità di Enel di intervenire su alcuni cavi dell’alta tensione all’interno del complesso architettonico. Il sindaco di Corigliano-Rossano, Flavio Stasi, si attivò personalmente per sollecitare l’azienda a procedere con celerità, dichiarando che l’intervento intorno al perimetro avrebbe protetto la struttura dall’infiltrazione dell’acqua e riqualificato un’ala dell’edificio che sarebbe finalmente tornata fruibile.

Attualmente il Quadrato Compagna è sede degli uffici comunali dei servizi demografici ed elettorali della città di Corigliano-Rossano, nonché di varie associazioni socio-culturali, ricreative e di solidarietà sociale. Durante l’estate ospita iniziative e manifestazioni del cartellone turistico comunale. I lavori di restauro, tuttavia, non si sono ancora definitivamente conclusi, e il pieno rilancio dell’edificio come polo culturale e civico resta una promessa in parte ancora da mantenere.

Un monumento che aspetta il suo futuro

Il Quadrato Compagna e molto più di un edificio. È la materializzazione di un’epoca in cui la Calabria jonica era crocevia di scambi, di culture, di energie. I baroni Compagna, commissionando quell’opera all’ingegner Bartolini, non costruirono solo un palazzo: costruirono un luogo dell’identità collettiva, uno spazio in cui la comunità si ritrovava, commerciava, festeggiava, viveva. Da quasi due secoli, la sua mole silenziosa sorveglia l’ingresso di Schiavonea, testimone impassibile di generazioni che sono passate sotto le sue colonne doriche.

Oggi, in attesa che i lavori di restauro restituiscano alla struttura la sua piena dignità, il Quadrato Compagna continua a esistere e a resistere. Le fiere di novembre, seppur trasformate, tornano puntualmente ogni anno a riempire le strade circostanti di voci e bancarelle. E in quella tenace persistenza c’è forse il messaggio più potente che questo monumento ci consegna: che alcune radici sono troppo profonde per essere estirpate, e che la memoria, quando è incisa nella pietra, sa attendere il momento del suo rinascimento.

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